It Ends (2025), di Alexander Ullom

Ho assistito all’anteprima stampa del film It Ends.

Chi mi segue da un po’ sa che tendo a evitare le stroncature e che, di norma, tendo a parlare dei titoli che ho apprezzato. Questo perché, da sempre, non amo la critica distruttiva e preferisco soffermarmi sugli aspetti positivi, siano essi tecnici o emotivi, che il cinema sa regalare. Eppure, in questo caso faccio davvero fatica a tacere di fronte all’ennesima occasione sprecata.

Trattenersi è difficile, anche perché ci si trova davanti all’ennesimo esordio accompagnato da grandi proclami, venduto come l’evento rivelazione dell’anno e poi rivelatosi un’opera priva di reali pregi. Stessa produzione che, tra l’altro, ha già dimostrato come basti poco per incantare uno spettatore meno smaliziato, magari spacciando per genio creativo l’aver semplicemente insegnato a un pubblico digiuno di genere la parola “liminale”.

Qual era l’intento del regista? Raccontare dei protagonisti che si addentrano in una sorta di “selva oscura” di dantesca memoria, dove la diritta via era smarrita? Restituire il senso di smarrimento delle nuove generazioni, la loro mancanza o perdita di stimoli, la difficoltà di condividere gli stessi spazi, l’incomunicabilità e l’incertezza verso il futuro?

Sarebbe un’interpretazione affascinante, ma purtroppo fallace. Significherebbe attribuire al film una profondità e una visione che semplicemente non possiede e che non dimostra nemmeno di meritare. Perché, mai come in questo caso, tra l’intenzione e il risultato c’è di mezzo un oceano.

Continuiamo a etichettare come “horror” opere che inseguono la moda del cosiddetto elevated horror, piene di pretese concettuali e messaggi esistenziali, ma realizzate da chi sembra non padroneggiare nemmeno le basi della grammatica del genere. La tensione non sale mai, la sceneggiatura si perde in dialoghi vuoti e i personaggi restano sagome piatte. It Ends è l’emblema di una tendenza attuale che antepone disperatamente la voglia di sbalordire a ogni costo alla sostanza narrativa, affidandosi a spettatori pronti a gridare al capolavoro di fronte al nulla, senza la forza di tradurre in immagini quelle idee che, forse, e dico forse, sono rimaste soltanto nella testa del regista.

È un’opera che probabilmente troverà il plauso di chi preferisce non sbilanciarsi con un giudizio troppo severo o scomodo, ma che alla prova dei fatti conferma quanto oggi basti davvero poco per ottenere una produzione e un certo tipo di cassa di risonanza.

Lascio la sala con una profonda sensazione di frustrazione. E non so neanche se la colpa sia interamente del film o di chi, accanto a me, con la furia creativa di un Balzac d’annata prendeva appunti alla luce dello smartphone per un’ora e mezza o, ancora, di chi si perdeva in sghignazzate autoreferenziali da scuola primaria. Un’esperienza complessiva tutt’altro che memorabile.

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SCHEDA TECNICA

Titolo Originale: It Ends

Regia: Alexander Ullom

Genere: Horror, Drammatico

Paese: USA

Durata: 89 min.

Con: Mitchell Cole, Akira Jackson, Noah Toth, Phinehas Yoon

Casa di Produzione:Growing Up Dead Films, Snoot Entertainment, Above .330, Aymara Films e Please Hold Pictures

Distribuzione in italiano: I Wonder Pictures

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