Beast (2026), di Tyler Atkins

Si torna sempre dove si è stati bene.

Ecco perché, avendo scritto per anni di sport da combattimento (pensate un po’, ho anche un fantastico libro all’attivo), credo che parlarvi di Beast sia la cosa giusta da fare. Va da sé che scambiarsi opinioni su un film tutto incentrato sulle MMA, mantenendo un approccio accademico o perdendosi in virtuosismi da cineasti con la pipa in bocca sarebbe poco credibile. Quindi mettiamo le cose in chiaro: parliamo liberamente dell’opera, spoiler compresi. Perché il nuovo film di Tyler Atkins offre parecchio materiale su cui discutere e non c’è motivo di girarci intorno con il fioretto, soprattutto quando stiamo parlando di un film che passa buona parte del tempo dentro una gabbia.

Il punto è che la storia di Beast odora subito di “già visto”. C’è la moglie preoccupata, il bisogno di soldi, il richiamo dei guantini (non guantoni, impariamo il linguaggio tecnico), il cattivo da affrontare, il fratello da vendicare e la vecchia voglia di ricominciare a fare ciò che “si è sempre fatto”. Quindi, se vi sembra roba trita e ritrita, avete perfettamente ragione.

Beast – Photo: Thomaz Labanca

Dalle parti di Rocky ci siamo già passati. Anzi, da quelle parti ci siamo passati talmente tante volte che ormai basterebbe sentire il rumore dei pugni contro il sacco per capire dove andrà a parare la storia. E se allarghiamo il campo alle arti marziali, il meccanismo della vendetta familiare ci porta dritti anche dalle parti di Jean-Claude Van Damme e del suo Kickboxer, con il fratello da vendicare e Tong Po dall’altro lato del ring. La materia prima, insomma, la conosciamo bene. La differenza la fa Tyler Atkins, che sa dirigere il materiale con una sicurezza tale da far stare in piedi il film anche quando la sceneggiatura imbocca i noti binari. Evita velleità autoriali inutili e dà ritmo alle scene, accompagnando lo spettatore dritto dentro la vera dimensione dell’opera: i combattimenti.

Perché è qui che Beast trova la sua dimensione migliore. Le scene sono credibili, fisiche, sporche al punto giusto e, soprattutto, rispettano la natura delle MMA. Dopo aver visto produzioni nelle quali l’azione sembra spesso una coreografia imbastita cinque minuti prima di girare, qui si percepisce una familiarità molto più concreta con quello che succede davvero dentro al Circle. Penso a Southpaw, all’imbarazzante Road House o al pluricitato Never Back Down, dove il combattimento viene spesso trattato come una versione lucidata e piuttosto caricaturale delle arti marziali, costruita più per l’immaginario della palestra che per restituire la fisicità di uno sport vero.

In Beast, invece, Kickboxing, Muay thai, BJJ, lotta e striking convivono senza trasformarsi in un indistinto minestrone di arti marziali. Ci sono botte che hanno un peso, corpi che si muovono secondo una logica precisa e perfino i nomi delle prese e delle sottomissioni vengono utilizzati con una certa attenzione. Per chi conosce la materia sono dettagli che fanno piacere, perché contribuiscono a dare al film una credibilità complessiva.

Beast – Photo: Thomaz Labanca

Per decenni il pugilato è stato probabilmente lo sport più drammatico e cinematografico che si potesse portare sullo schermo. La sua geometria elementare, due uomini chiusi dentro uno spazio delimitato, ha prodotto alcuni dei momenti più potenti del cinema sportivo. Poi sono cambiate le epoche, sono cambiati gli atleti, sono cambiate le regole e soprattutto è cambiato il pubblico. Il mondo degli sport da combattimento si è evoluto a una velocità impressionante e oggi le MMA rappresentano una parte fondamentale di questo racconto.

Qui siamo in ONE Championship e la scelta di mettere dentro la storia alcuni volti reali del circuito aiuta. Herb Dean è l’arbitro degli incontri, mentre tra le presenze riconoscibili c’è anche Demetrious Johnson, uno dei nomi più importanti della storia recente delle MMA. E poi c’è Bren Foster che interpreta Xavier Grau: il campione che il protagonista deve affrontare e che è stato coinvolto nella realizzazione delle coreografie dei combattimenti. Si vede. Il suo Grau ha una presenza fisica che non ha bisogno di essere spiegata ogni cinque minuti dalla sceneggiatura e quando entra nella gabbia il film finalmente parla la lingua che conosce meglio.

In mezzo a tutto questo c’è anche Luke Hemsworth, il terzo fratello della famiglia che Hollywood sembra aver costruito appositamente per dimostrare che il talento genetico può essere una faccenda piuttosto ingombrante. Fa il suo, sta dentro il film e contribuisce a quel curioso equilibrio australiano che attraversa buona parte del cast.

Beast – Photo: Thomaz Labanca

Russell Crowe, invece, non ha bisogno di fare Russell Crowe ogni volta che apre bocca. Nei panni di Sammy lavora soprattutto per sottrazione e questa è probabilmente la scelta più intelligente. Il suo allenatore non deve diventare il solito guru che dispensa perle di saggezza a ogni scena. Gli basta esserci, osservare, parlare quando serve e accompagnare Patton verso quella che dovrebbe essere l’ultima battaglia.

Qualche occasione persa, però, rimane. Rose, la figlia di Sammy interpretata da Amy Shark, avrebbe potuto avere un peso maggiore nella dinamica dell’allenamento e nel rapporto con Patton. Finisce invece per rimanere soprattutto dentro il ruolo di un’allenatrice che non sboccia mai. C’era spazio per darle una funzione più incisiva e per allargare un racconto che, per gran parte del tempo, rimane saldamente ancorato a un universo di soli uomini, botte, vendetta e redenzione. Ed è probabilmente questa la misura giusta per guardare Beast. Cazzottoni “old school”, sudore, sangue, una storia che conosciamo praticamente a memoria e una regia che sa esattamente cosa fare quando arriva il momento di darsele di brutto. Né più e né meno.

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SCHEDA TECNICA

Titolo Originale: Beast

Regia: Tyler Atkins

Genere: Drammatico, Sportivo, Azione

Paese: USA, Australia

Durata: 113 min.

Con: Russell Crowe, Daniel MacPherson, Kelly Gale, Luke Hemsworth, Mojean Aria, George Burgess, Nadine James, Amy Shark e Bren Foster

Casa di Produzione: Deepwater Films, Black Pearl Productions, Broken Open Pictures, Storm Alley Entertainment, Armagh Films, One Championship

Distribuzione in italiano: PLAION Pictures

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