Bones and All (2022), di Luca Guadagnino

Complice l’arrivo in questi giorni su Sky e Prime Video, ho finalmente visto Bones and All, pluriacclamato film del regista Luca Guadagnino, già candidato al premio Oscar 2018 per il miglior film con Chiamami col tuo nome. Devo dire che nella visione del film ho avuto sensazioni contrastanti che andavano di pari passi con lo scorrere delle sequenze. Lo ammetto senza problemi: non ho mai apprezzato particolarmente né il regista e né il protagonista maschile, quindi posso dire di essere partito prevenuto ma curioso di vedere un film che ha comunque ricevuto un plebiscito di consensi e il Leone d’argento a Venezia 79, con annessa standing ovation.

Ad essere onesti, però, bisogna dire che già in passato, Luca Guadagnino ci aveva abituati a regie sontuose che in quel di Hollywood ci stavano e anche bene. Il cineasta siciliano è uno che il cinema lo conosce e Bones and All è un film tecnicamente perfetto, visivamente intrigante, benfatto e che strizza l’occhio ai granulosi anni ‘70 ed ai variopinti anni ’80. Questo non è certo un aspetto casuale, visto che la storia narrata nel film, che tra l’altro è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Camille De Angelis, è ambientata proprio in quest’ultima decade.

Guadagnino è coraggioso. Avrebbe potuto adagiarsi sui successi dei precedenti lavori e invece decide di raccontare ancora una volta l’amore, spaziando dal genere drammatico a quello orrorifico che già aveva sperimentato col remake di Suspiria nel 2018. Confesso, quindi, di averlo (in parte) rivalutato dopo la visione del film, anche se continua a non rientrare tra i miei registi preferiti, nemmeno lontanamente. Non è un’eresia, quindi, riconoscerne bravura e audacia, senza dimenticare che, purtroppo o per fortuna, il cinema resta sempre soggetto ai gusti personali.

Al momento dell’uscita, Bones and All è stato oggetto di grande attenzione da parte della critica, ricevendo larghi consensi sia dagli addetti ai lavori che dal pubblico. Ad essere maggiormente elogiate sono state le interpretazioni dei protagonisti che, dalle pagine al grande schermo, hanno preso il volto di Taylor Russell (Escape Room, Waves, Quello che tu non vedi) per la parte femminile e Timothée Chalamet, già protagonista in Chiamami col tuo nome dello stesso Guadagnino e Dune di Denis Villeneuve, per quella maschile. Personalmente non ho colto queste performance così profonde e sconvolgenti che in molti hanno enfatizzato e generalmente e, nelle mie recensioni, non mi soffermo mai sugli aspetti che non apprezzo. Lasciatemi dire, però, che chi ha paragonato Timothée Chalamet ad un giovane Robert De Niro, non penso che abbia ben presente chi sia e cosa abbia rappresentato il protagonista di Toro scatenato, Il padrino – Parte II, Bronx, Risvegli e Quei bravi ragazzi. La Russell fa il suo ma si limita a quello, senza strafare.

Anche stavolta, quindi, premo sull’acceleratore e tiro dritto verso quel Mark Rylance, già premio Oscar nel 2016 come Migliore attore non protagonista per Il ponte delle spie di Steven Spielberg, che davvero riempie lo schermo con la sua interpretazione e, talvolta, da quello stesso schermo straborda anche. Eccolo il cinema. Non c’è condanna o merito nella natura dei protagonisti: non sono mostri e non sono eroi. Il pregio del film, e torniamo quindi al regista, sta esattamente nel raccontare una condizione (dis)umana, in modo asettico, astenendosi dal giudizio e dal pregiudizio. L’abbiamo detto, è natura. E in quanto tale scevra da qualsiasi considerazione di parte.

È un’opera indimenticabile, quindi? No, nel senso più assoluto. È un film ben costruito e realizzato degnamente? Sì, senza dubbio. Lo rivedrei? Direi di no. E non per il senso claustrofobico o nauseabondo che potrebbe creare in alcuni (per via di alcune scene e degli argomenti trattati, ovviamente). Semplicemente perché non l’ho trovato interessante, nonostante una colonna sonora di alto, altissimo livello. Ma qui, come detto e ridetto, si torna nel gusto personale.

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SCHEDA TECNICA

Regia: Luca Guadagnino

Genere: Horror, Drammatico, Sentimentale

Paese: USA, Italia

Durata: 130 min.

Con: Taylor Russell, Timothée Chalamet, Mark Rylance, André Holland, Chloë Sevigny, David Gordon Green, Jessica Harper

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