Bronx (1993), di Robert De Niro

«Hai visto papà? Non ho cantato».

«No, non hai cantato».

«Ho fatto la cosa giusta, vero?»

«Sì, hai fatto la cosa giusta. Hai fatto la cosa giusta per l’uomo sbagliato».

L’esordio alla regia di Robert De Niro è di quelli col botto. Avvalendosi della preziosa collaborazione di Chazz Palminteri, co-interprete e sceneggiatore del film, il grande Bob sforna un’opera di formazione che racconta la complessità di crescere in un quartiere difficile come quello del Bronx. Il regista offre al pubblico esattamente quello che il pubblico si aspetta, raccontando una storia universale le cui sequenze valorizzano a pieno gli interpreti, dagli stessi De Niro a Palminteri – quest’ultimo tra i migliori e più sottovalutati attori della sua generazione –  fino al piccolo Francis Capra, all’esordiente Lillo Brancato e ai grandi, talvolta grandissimi, attori di contorno, non ultimo l’eccezionale Joe Pesci.

Il protagonista del film è Calogero, un bambino di nove anni che vive nel perenne dualismo di ciò che è bene e male. Due visioni della vita così lontane tra loro ma profondamente legate alle altrettante figure che saranno fondamentali nel percorso di crescita del protagonista. Robert De Niro è il padre di Calogero, Lorenzo Aniello, uomo retto e tranquillo che cerca, con non poche difficoltà, di guidare il proprio figlio verso una vita onesta e lontana dai guai. Di contro, nel più classico del polarismo cinematografico, c’è Sonny il boss del quartiere. “Non amato ma temuto” – come lui stesso ci tiene a sottolineare nell’iperbolica scena del bar – e, a suo modo, “saggio” dispensatore di consigli per Calogero.

Agli occhi di un bambino, la vita di Lorenzo appare noiosa e inutilmente dura poiché “l’uomo che lavora è un fesso”. Quella di Sonny, invece, esercita un fascino subdolo che però nasconde menzogne e violenza. Così Calogero cresce, cambia e matura in un quartiere che, invece, rimane immutato nella sua chiusura e complessità. C’è la scoperta dell’amore, il confronto con la violenza e le discriminazioni razziali, le amicizie e la difficoltà di diventare uomo.

Un’opera quasi atipica nel suo genere: difficilmente inseribile tra i film puramente di gangster ma che trova la sua perfetta collocazione in quelle storie di vita, tipiche della New Hollywood che ha strutturato il background di De Niro. È infatti evidente che le origini italiane del premio oscar per Toro Scatenato, così come le sue consolidate collaborazioni con Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Sergio Leone e Bernardo Bertolucci abbiano giocato un ruolo fondamentale nella formazione dell’attore/regista e nella realizzazione di Bronx. Nella sua prima performance da regista, quindi, De Niro gioca sul sicuro e si trincera nella dimensione a lui più congeniale, mettendo in scena quei codici fatti di gestualità, linguaggi e modus operandi che ben conosce.

Badate bene che il termine “mettere in scena” non è buttato lì per caso. Il film, infatti, è tratto da una pièce teatrale di Chazz Palminteri che mette in risalto tutta la sua maestria e la sua genialità non solo come attore ma anche e soprattutto come sceneggiatore. Sta al regista l’azzeccato compito di trasformare il palcoscenico in schermo e ritagliarsi un ruolo non ingombrante, in grado di dare ampio respiro alle figure di Calogero e Sonny. Il binomio De Niro/Palminteri funziona alla grande e ci regala una pellicola di enorme spessore, con tutti gli alti e i bassi del caso – più alti che bassi, a dire il vero – e dal sapore nostalgico, forse meno incisiva di altre ma di altissimo impatto se paragonata ad altre opere prime di ben più blasonati registi.

De Niro ha mano ferma e sicura e la scuola di Scorsese e Leone si vede tutta. L’incipit del film richiama non troppo velatamente quello di Quei bravi ragazzi e potrebbe far storcere il naso ad uno spettatore prevenuto. Proseguendo con la visione, però, la storia ci porta verso una dimensione differente, accompagnata da una visione a tratti poetica di quell’universo e accarezzata da una vena malinconica, specialmente nel rapporto padre-figlio, riconducibile alla scomparsa del padre di De Niro poco prima dell’uscita del film, dedicato proprio a Robert De Niro Sr.. Un film a tratti relegato nel dimenticatoio ma di quelli che vanno custoditi gelosamente nella propria cineteca. Un’ottima fotografia, un montaggio ben realizzato e una colonna sonora di assoluto livello, fanno di Bronx una piccola chicca, talvolta forse troppo melensa ma è stato il primo film con cui ho apprezzato Robert De Niro. E tanto mi basta per promuoverlo a pieni voti.

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SCHEDA TECNICA

Regia: Robert De Niro

Genere: Drammatico

Paese: USA

Durata: 121 min.

Con: Robert De Niro, Chazz Palminteri, Francis Capra, Lillo Brancato, Taral Hicks, Joe Pesci

Casa di produzione: B.T. Films Inc

Distribuzione in italiano: Savoy Pictures, Penta Film

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