I peccatori (2025), di Ryan Coogler

C’è una leggenda che attraversa il blues come una ferita mai rimarginata. È quella di Robert Johnson, il musicista che nel cuore del Mississippi Delta, all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso, avrebbe venduto l’anima al diavolo nel bel mezzo di un crocicchio, in cambio del talento. Una storia sospesa tra mito e paura, tramandata come un sussurro, che ha trasformato la musica in destino, il suono in condanna e il blues in una promessa oscura da pagare fino in fondo. I peccatori di Ryan Coogler nasce esattamente da lì. Non dal vampirismo o dall’horror ma da una favola nera sulla musica e sul prezzo da pagare per farla esistere.

D’altronde, non è certo un caso che il blues sia da sempre chiamato “la musica del diavolo”. Non per un semplice folklore da cartolina ma perché nato dal dolore, senza la ricerca di una redenzione. Questo lo so perché anche le mie chitarre, ogni volta che provo a strimpellarne una, urlano di dolore… ma secondo me lo fanno solo perché sono scarso.

Ciò premesso, il blues trasforma la sofferenza in voce, il peccato in ritmo e la marginalità in potenza espressiva. È una musica che non si lascia addomesticare, ed è bene tenerlo a mente perché rappresenta un punto centrale del film. Per questo è stato percepito da sempre come pericoloso e sovversivo. Attribuirgli un’origine infernale è stato il modo più semplice per esorcizzarne la libertà.

Sinners – Photo Autumn Durald – Warner Bros./Proximity Media, Domain Entertainment

Una voce narrante fuori campo ci guida in questo mondo. Ha il tono di un cantastorie antico che consegna un mito alla memoria collettiva più che raccontare una vicenda. La scelta colloca subito il film in una dimensione rarefatta e narrativa, dove il peso sta nella forza della parola e nella sua capacità di farsi ricordo. I peccatori assume così la forma di un archetipo condiviso, affidato alla trasmissione del racconto.

Ogni armonica soffiata e ogni corda pizzicata sembra evocare qualcosa che dorme sotto la terra, tra il fango e la memoria. La musica diventa, così, un ponte tra i vivi e i morti, a riconnettere epoche diverse. Capace di intrecciare destini separati dal tempo e dalle fratture del passato. L’incipit sulla musica che attira angeli e demoni prende corpo in ogni nota e in ogni gesto dei personaggi, generando movimento, tensione e una forma di magia che attraversa l’intero film.

I peccatori mantiene, quindi, un riferimento costante e consapevole al folklore afroamericano. Johnson, i crocevia, la musica del diavolo e l’idea che il talento non sia dono ma debito, creano un immaginario che cinema e fumetti hanno già abbondantemente esplorato da Mississippi Adventure (1986, Walter Hill) ad Angel Heart (1987, Alan Parker) fino a Dampyr o Preacher di Garth Ennis e Steve Dillon. Qui il tutto trova una declinazione visiva potente, con le immagini del Mississippi che sanno essere seducenti e minacciose allo stesso tempo, evocando un mondo dove mito e realtà si intrecciano senza soluzione di continuità.

Sinners – Photo Autumn Durald – Warner Bros./Proximity Media, Domain Entertainment

La sequenza del juke joint è il momento in cui il film raggiunge la sua forma più compiuta. Cinema e musica si fondono e il blues smette di essere contesto, diventando linguaggio primordiale e possessione collettiva. Il montaggio, i movimenti di macchina e i corpi che danzano rispondono al suono più che alla sceneggiatura rendendo la scena manifesto del film, tanto ammaliante quanto pericolosa e viva.

Di riflesso, il ballo irlandese sulle note di Rocky Road to Dublin dichiara la forza culturale della musica. Il legame tra melodie, folklore e racconti di morti e spiriti attraversa anche la tradizione irish dove leggende crude e melodie trasmesse oralmente raccontano di marginalità, emigrazione e resistenza.

La cultura irlandese, d’altronde, si accosta a quella nera per condizioni di esclusione sociale e periferia e se vi è mai capitato di leggere il libro di Roddy Doyle o vedere la trasposizione cinematografica di Alan Parker (ancora lui), ricorderete che in The Commitments a un certo punto viene pronunciata questa frase: “Gli irlandesi sono i più negri d’Europa. I dublinesi sono i più negri d’Irlanda. E noi di periferia siamo i più negri di Dublino. Quindi ripetete con me ad alta voce: sono un negro e me ne vanto”. Cambiano i suoni ma non la ferita.

Sinners – Photo Autumn Durald – Warner Bros./Proximity Media, Domain Entertainment

Il film di Coogler racconta proprio l’esclusione come condizione permanente. I neri affrontano una storia violenta e strutturale, sempre sotto la minaccia di leggi segregazioniste e dell’ombra del Ku Klux Klan. I vampiri vivono nell’ombra, percepiti come presenza mostruosa. Gli irlandesi portano una memoria di diaspora e marginalità che li rende bianchi ma mai parte del potere. Gli asiatici restano figure tollerate ma mai del tutto integrate. I bianchi poveri del Sud abitano un mondo che li usa e li scarta, così come i nativi americani.

Nessuno appartiene davvero, e l’integrazione richiede sempre un prezzo altissimo che spesso è la propria identità. Considerarlo semplicemente un film sul razzismo sarebbe approssimativo poiché il regista esplora oppressioni multiple e stratificate che attraversano ogni personaggio.

La fotografia lavora sulle ombre, sulle notti umide del Mississippi in piena epoca Jim Crow e su una luce filtrata dal mito. Ogni inquadratura è pensata per apparire evocativa e carica di memoria. Viceversa, e qui iniziano le dolenti note, le scene d’azione risultano scontate e decisamente meno convincenti, perdendo un bel po’ del respiro e dell’interesse che, invece, caratterizzano parte del film. Michael B. Jordan fa quello che può interpretando i due gemelli, ma non è John Woods (l’ombra di Carpenter aleggia su più di una sequenza) e nemmeno Mickey Rourke, e questo lo si avverte eccome.

Sinners – Photo Autumn Durald – Warner Bros./Proximity Media, Domain Entertainment

I peccatori resta un film colto (di base) e ambizioso (almeno negli intenti), attraversato da un paio di scene memorabili e da un immaginario musicale straordinario. Si avverte chiaramente il debito verso Robert Rodriguez, nonché il gusto per l’eccesso e la volontà di far convivere vampiri, folklore, musica, oppressione e leggende in un unico flusso narrativo. Tanta carna al fuoco, insomma, che a volte non brucia a dovere oppure lo fa in modo eccessivo, sovraccaricando il racconto.

Non raggiunge la perfezione nemmeno lontanamente ma resta un’opera in parte originale e piuttosto seducente, dove il blues insegna che lo spazio tra una nota e l’altra ha lo stesso peso della nota stessa, e che in quell’intervallo si nasconde l’equilibrio tra realtà e leggenda.

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SCHEDA TECNICA

Titolo Originale: Sinners

Regia: Ryan Coogler

Genere: Horror, Thriller, Azione, Drammatico, Musicale

Paese: USA, Australia, Canada

Durata: 137 min.

Con: Michael B. Jordan, Hailee Steinfeld, Miles Caton, Buddy Guy, Jack O’Connell, Wunmi Mosaku, Jayme Lawson, Omar Benson Miller, Delroy Lindo

Casa di Produzione: Warner Bros., Proximity Media, Domain Entertainment

Distribuzione in italiano: Warner Bros. Entertainment Italia

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