La scomparsa di Josef Mengele (2025), di Kirill Serebrennikov

Nel raccontare La scomparsa di Josef Mengele, Kirill Serebrennikov sceglie di spostare lo sguardo lontano dall’evento storico, concentrandosi principalmente su ciò che ne resta. È il tempo successivo, quello in cui la colpa continua a esistere mentre la giustizia si allontana. Adattando l’omonimo libro di Olivier Guez, il regista russo non si limita a trasporre un materiale narrativo, ma ne riorienta il senso. La dimensione letteraria della fuga e della latitanza viene svuotata di qualsiasi tensione avventurosa per diventare uno spazio di stasi, di sopravvivenza senza scopo, in cui il tempo non assolve né redime.

Il film segue Mengele lungo una vita fatta di spostamenti, attese, latitanze e identità provvisorie. Più che il resoconto di una fuga, però, La scomparsa di Josef Mengele costruisce un discorso sull’assenza di punizione. A Serebrennikov non interessa mostrare ciò che il protagonista ha fatto, dato storico acquisito, quanto osservare cosa accade a un colpevole quando la giustizia tarda ad arrivare o, addirittura, decide di non farlo mai. “L’angelo della morte” non vive nel rimorso, ma in una deformazione mentale della colpa. Percepisce se stesso come vittima di un’ingiustizia, come capro espiatorio di una responsabilità che rifiuta di riconoscere, anche se tale colpa fosse mai esistita.

È in questa prospettiva che il film assume dei connotati davvero disturbanti (appellativo quantomai abusato e utilizzato spesso con una leggerezza disarmante, ma qui adeguato). Serebrennikov rifiuta la rappresentazione esplicita del mostro, evitando qualsiasi enfasi o demonizzazione consolatoria. Il suo protagonista non è un’eccezione aberrante, ma una figura opaca, mediocre nella sua banalità, capace di adattarsi e sopravvivere, senza alcuna grandezza morale o eroica. La sua “grandezza” è puramente tecnica e criminale, priva di ogni valore etico e umano. Il male, qui, non ha bisogno di imporsi. Gli basta non essere nominato, non essere guardato fino in fondo.

Il mondo che permette a Mengele di scomparire è fatto di silenzi, protezioni implicite, indifferenza istituzionalizzata. È un sistema che non nega il crimine, ma lo lascia sedimentare, lo allontana dal presente. In questo senso il film parla chiaramente anche all’oggi, senza bisogno di forzature allegoriche. I fantasmi del Novecento non ritornano come ideologie dichiarate, ma come pratiche, rimozioni, abitudini morali che rendono il male nuovamente abitabile.

La regia di Serebrennikov è rigorosa, controllata, priva di compiacimento. La messa in scena lavora per sottrazione, affidando il senso ai corpi e al tempo. Centrale l’interpretazione del protagonista, costruita su una recitazione trattenuta, fatta di rigidità progressive, di sguardi che si chiudono, di una fisicità che sembra farsi sempre più estranea al mondo che attraversa. Non c’è empatia, ma nemmeno caricatura. C’è solo l’esposizione di una presenza che resiste senza mai redimersi.

Come in tutta la filmografia del regista, anche qui il potere non è un’entità astratta. È un’ombra che sopravvive alle proprie sconfitte storiche e continua ad agire anche quando sembra dissolta. Il nazismo, nel film, non è un capitolo chiuso, ma una mentalità che sa mimetizzarsi, trovare rifugi geografici e morali, attendere che il tempo faccia il suo lavoro.

Presentato all’ultimo Festival di Cannes e proiettato in anteprima italiana nel corso della trentasettesima edizione del Trieste Film Festival, La scomparsa di Josef Mengele uscirà nelle sale italiane il prossimo 29 gennaio. Un approdo che non chiude il discorso, ma lo rilancia, perché il film di Serebrennikov non chiede di essere archiviato come racconto storico, bensì interrogato come sintomo. Di un passato che non passa e di una giustizia che, ancora oggi, troppo spesso sceglie di arrivare in ritardo.

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SCHEDA TECNICA

Titolo Originale: Das verschwinden des Josef Mengele

Regia: Kirill Serebrennikov

Genere: Drammatico, Thriller, Biografico

Paese: Francia, Germania, Regno Unito, Spagna

Durata: 135 min.

Con: August Diehl,Max Bretschneider, David Ruland, Dana Herfurth, Burghart Klaussner, Rodrigo Costa Pereyra

Distribuzione in italiano:  Europictures

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