Quattro anni dopo il primo capitolo, Robert Zemeckis decide che non gli basta far viaggiare Marty nel passato: no, ora vuole portarlo nel futuro. E così, dopo aver reso mitici gli anni ’50, che cos’è che fa? Ci mostra il 2015 ma lo fa con differenze sostanziali rispetto al film del 1985. Con Ritorno al futuro – Parte II, il regista abbandona la nostalgia e ci mostra l’altra faccia del sogno american. Se, infatti, il primo film era una dichiarazione d’amore al passato, stavolta ci troviamo nel mezzo di un brusco risveglio, quasi cinico oserei dire. Ed è qui che Zemeckis mostra tutto il suo lato autoriale, nascosto dietro la maschera del cinema di intrattenimento. Il futuro che ci mostra, infatti, non è luminoso o utopico ma un riflesso distorto dell’America di fine anni ’80. Un’America guidata dal consumismo sfrenato, fatta di immagini che rimbalzano ovunque e di promesse tecnologiche che servono solo a nascondere un gran vuoto che pervade quella società.
Il regista non si accontenta di replicare il successo del primo film, che pure poteva rivelarsi un’impresa complicata, anche in virtù del rischio di apparire ridondante rispetto a quanto già raccontato. Ma lo smonta pezzo per pezzo e lo ribalta, in un esperimento narrativo e visivo che interroga il concetto stesso di tempo e di racconto cinematografico. Quando Zemeckis e Gale scrivono il film (perché è bene ricordare che il soggetto è sempre opera loro), Reagan è ancora alla Casa Bianca e il mito della ricchezza come misura dell’identità americana è al suo apice. Ritorno al futuro – Parte II ne mostra le crepe, dipingendo una società mondo in cui l’ambizione ha divorato la comunità e dove il tempo non serve più a migliorarsi ma per sfruttare. Da simbolo di libertà e scoperta, la macchina del tempo si trasforma in strumento di avidità e speculazione. E da questa inversione nasce la vera forza politica del film.

Il film non è una profezia ma una vera e propria satira in cui l’America si guarda allo specchio senza riconoscersi e senza capire quanto l’immagine riflessa sia grottesca. L’universo distorto governato da Biff Tannen è un’iperbole del capitalismo americano: un mondo in cui l’ego diventa legge e il denaro la misura di ogni valore. Tutto è veloce, luminoso, rumoroso, e proprio per questo, privo di senso. Non ci dice “come sarà il mondo”, ma “cosa stiamo diventando”. Quel Biff arrogante, arricchito, biondo platino, circondato da lusso e servilismo, non è solo un villain: è la caricatura, e probabilmente l’anticipazione, dell’era Donald Trump. Non tanto per la somiglianza estetica, quanto per la filosofia che incarna: l’avidità come virtù nazionale e la ricchezza come sinonimo di potere morale.
Ritorno al futuro – Parte II è, quindi, un esercizio di specchi e biforcazioni in cui Zemeckis moltiplica punti di vista, ripete scene da angolazioni diverse e costruisce il tempo come rete piuttosto che come linea. Questo modo di fare cinema non è virtuosismo fine a sé stesso: serve a mostrare quanto ogni tentativo di “aggiustare” la storia, apra nuove fratture.

Ecco, allora, che il paradosso temporale diventa metafora di una società che, tentando di correggere i propri errori con scorciatoie, finisce per complicare tutto. Ed è una lezione tanto morale quanto politica. Rivisto oggi, è chiaro come quel futuro rumoroso e artificiale che Zemeckis immaginava nel 1989 sia diventato in un certo senso la nostra quotidianità. Lì dove il primo film celebrava la possibilità di riscrivere il destino, il secondo ci costringe a fare i conti con le conseguenze.
Se Ritorno al futuro era un inno alla speranza, questo secondo capitolo è la sua controparte disincantata, la faccia oscura del sogno americano, alla completa mercé del consumismo più sfrenato. Oggi, davanti ai nostri schermi, non siamo poi così diversi da Marty: continuiamo a inseguire l’altrove, convinti che basti un’altra corsa per sistemare tutto, senza accorgerci che il presente ci scivola via. Forse è questo il monito più sottile di Zemeckis: che il tempo può essere un dono solo se smettiamo di usarlo per fuggire. E se proprio non ci riuscissimo, beh… almeno sappiamo dove parcheggiare la DeLorean.
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SCHEDA TECNICA
Titolo Originale: Back to the Future – Part II
Regia: Robert Zemeckis
Genere: Commedia, Fantascienza, Avventura
Paese: USA
Durata: 108 min.
Con: Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Lea Thompson, Thomas F. Wilson, Elisabeth Shue, James Tolkan
Casa di produzione: Universal Pictures, Amblin Entertainment
Distribuzione in italiano: United International Pictures
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NB: questa recensione potete ascoltarla nel corso della seconda puntata del Tucumcari Podcast.
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