Una battaglia dopo l’altra (2025), di Paul Thomas Anderson

Suore che coltivano marijuana, suprematisti che inneggiano a San Nicola, rivoluzionari storditi e sgangherati, militari coi rialzi sotto le scarpe e sensei messicani. Paul Thomas Anderson traccia un universo surreale che oscilla tra il grottesco, la satira politica e il western urbano riadattato per l’occasione, muovendosi fuori dal tempo. Il film non ha, infatti, alcun riferimento cronologico, eccezion fatta per qualche indizio isolato (vedi l’apparizione di un iPhone, che una piccola connotazione temporale può comunque suggerirla), a ricordarci che la Storia non si confina mai a un’epoca sola. E chi dice il contrario, prende un granchio. D’altronde è il titolo stesso che ce lo suggerisce: Una battaglia dopo l’altra, dove ogni lotta sembra ripetersi ciclicamente, insieme agli scontri politici, le tensioni sociali e i conflitti ideologici e familiari che attraversano le generazioni.

È in questo scenario che il regista californiano colloca i protagonisti, come figure in bilico tra il peso delle proprie ferite e quello di un’eredità schiacciante. Da una parte c’è il Bob Ferguson interpretato da Leonardo DiCaprio, alias Ghetto Pat, ex leader rivoluzionario ed eroe della resistenza (ormai strafatto e padre iperprotettivo), che trascorre le proprie giornate galleggiando tra i suoi vuoti di memoria e l’inerzia che lo consuma. Dall’altra c’è uno Sean Penn granitico, scolpito in un fisico tutto nervi e muscoli, ingannatore, diabolico, ruvido, misogino e razzista fino al midollo, assolutamente perfetto nei respingenti panni del colonnello Steven J. Lockjaw.

Un dualismo simbolico che il regista mette in rotta di collisione, col disordine e lo smarrimento del primo, contrapposti alla disciplina feroce e all’ossessiva mania di controllo del secondo. Nel mezzo, c’è Willa Ferguson (la figlia del succitato Bob), interpretata da Chase Infiniti al suo esordio sul grande schermo. Erede di un conflitto che non le appartiene ma che le viene imposto dal destino, la giovane assurge a simbolo di una tensione generazionale, sospesa tra le ombre del passato e le luci di un futuro ancora da scrivere.

Anderson pennella così un ritratto ironico, pungente, surreale ma assolutamente realistico del panorama politico attuale tout court. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, infatti, dove guerra e distruzione sembrano ormai essere la routine quotidiana, egli riesce ad attualizzare Vineland, il romanzo di Thomas Pynchon da cui Una battaglia dopo l’altra prende spunto, rielaborandolo senza tradirne il senso di oppressione ed evitando di cadere in fin troppo facili parallelismi o banalizzazioni. D’altro canto La battaglia di Algeri e il riferimento ai peccati dei “Padri Fondatori” non vengono certo citati per caso.

Proprio nel romanzo di Pynchon c’è una forte componente cinematografica che si riflette a pieno anche in Una battaglia dopo l’altra. Evidenti sono le contaminazioni Tarantiniane (a partire dai nickname dei personaggi) e gli omaggi ai fratelli Coen e a Robert Rodriguez, nonché le ambientazioni che richiamano i deserti messicani di Tony Scott. Se fate attenzione, inoltre, affissa su una parete scorgerete anche una piccola locandina su cui campeggia il più grande Superman di sempre.  Il colpo di genio più grande? I più attenti l’avranno forse notato e avviene nelle fasi iniziali del film, quando Anderson fa pronunciare alla protagonista femminile (ne parlerò poco più avanti) una battuta che Sean Penn recitava già nel 1989 sotto la guida di Brian De Palma in Vittime di guerra e che il buon Anderson trasla al femminile. Cercatela…

Le tensioni e i conflitti presenti nell’opera, strettamente intrecciati con la storia e la politica che Anderson esplora, trovano eco anche nei personaggi secondari, la cui presenza arricchisce il film senza offuscare i protagonisti. Benicio del Toro si ricorda cosa significhi recitare (e se lo ricordano anche quelli che hanno deciso di affibbiargli la parte…) sfoderando una performance di livello assoluto, come non se ne vedevano da anni. Regina Hall (Scary Movie, Think Like a Man, Shaft) illumina con mille sfumature recitative e Teyana Taylor porta sul grande schermo una presenza scenica e un’energia pazzesche che si sposano a meraviglia col contesto narrativo.

Il regista sfrutta le potenzialità politiche attuali e dell’opera per parlarci di conflitti generazionali e sottolineare come le diverse generazioni reagiscano in modo differente ai cambiamenti e agli input che la società ci trasmette. Nel film assistiamo ad alcuni girati mozzafiato a conferma della già nota grandezza e preparazione di Paul Thomas Anderson, qui anche in veste di sceneggiatore. Un grande film, però, chiama una grande colonna sonora, ed è così che nasce la sesta collaborazione tra lo stesso Anderson e Jonny Greenwood. Dopo il suo contributo ad autentici pezzi da novanta come The Master, Vizio di forma, Spencer o Il potere del cane e a quattro anni da Licorice Pizza, il compositore e chitarrista dei Radiohead torna a scrivere per il cinema regalandoci una colonna sonora intensa, capace di amplificare la follia dell’universo visivo creato dal regista.

Cancellazione, scoperta, rimorso, accettazione, empatia, immedesimazione, purezza, colpa ed espiazione. Quest’opera è tante cose insieme. Eppure una piccola chiusura polemica, per una volta, concedetemela. Se il “film dell’anno” non esiste, Una battaglia dopo l’altra porta sicuramente con sé il merito (uno tra i tanti…) di ricordare al “popolino dei selfie” che Paul Thomas Anderson (e, per pietà, non PTA) è tante altre cose, prima ancora che, sempre e soltanto, “quello de Il petroliere e Il filo nascosto”. Scopriamolo, riscopriamolo, studiamolo e godiamocelo.

SCHEDA TECNICA

Titolo Originale: One Battle After Another

Regia: Paul Thomas Anderson

Genere: Drammatico, Thriller, Commedia, Azione

Paese: USA

Durata: 162 min.

Con: Leonardo DiCaprio, Sean Penn, Chase Infiniti, Benicio del Toro, Regina Hall, Teyana Taylor, Tony Goldwyn

Casa di produzione: Warner Bros. Pictures, Ghoulardi Film Company

Distribuzione in italianoWarner Bros. Entertainment Italia

STAZIONE CINEMA © Riproduzione riservata

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