Giurato numero 2 (2024), di Clint Eastwood

«In God We Trust». La macchina da presa indugia sul motto che ormai da quasi settant’anni vigila sul popolo statunitense (fu approvato dal Gran Sigillo degli Stati Uniti nel 1782 ma, di fatto, riconosciuto dalla legislazione solo dal 1956) e che, nel quarantesimo film da regista di Clint Eastwood, conforta i dodici giurati chiamati a decidere le sorti dell’imputato. Troneggiano chiare e fiere, quelle parole, alle spalle del giudice. Quasi a simboleggiare l’assoluta inattaccabilità del sistema giuridico americano, posto lì con “divina benedizione”. È allora che, in Giurato Numero 2, Clint Eastwood torna a fare quello che gli riesce meglio: invitarci a riflettere, raccontandoci gli States come nessun altro.

Una parabola morale che affonda nell’animo umano, tra dubbi etici e sensi di colpa, e si scontra (guarda caso) con le contraddizioni di quel sistema giudiziario americano definito più volte nel film «…non il migliore ma è l’unico che abbiamo». Lo dice Chris Messina nei panni della difesa e ne conviene Toni Collette (magnifica) in quelli dell’accusa. Non c’è spoiler nell’opera di Clint Eastwood. Se nei titoli di testa appare la dea bendata della giustizia e della legge (Themis, nella mitologia greca) e bendata è anche la moglie del protagonista, a cui lo stesso Nicholas Hoult toglie il velo dagli occhi in apertura di film, togliendolo indirettamente anche a noi, è lo spettatore che finirà col vederci benissimo, consapevole della strada su cui la trama vuole portarlo.

A 94 anni suonati, il regista di San Francisco non sbaglia un colpo e la sua “mira” è la stessa di quando indossava poncho e cappello Renegade per Sergio Leone, tanto che la sua critica arriva dritta al bersaglio con una lucidità e una puntualità sconcertanti. Come un equilibrista, Clint Eastwood si muove elegantemente su quel filo sottilissimo che divide la colpa dalla casualità, spingendo affinché sia messo in discussione tutto ciò che, senza appello, sembra già deciso. Giurato Numero 2 è un thriller giudiziario che colpisce al cuore la società americana, laddove gli USA si professano da sempre inattaccabili. Un film diretto, senza fronzoli e mai ridondante, che porta lo spettatore ad essere parte attiva in una profonda quanto amara riflessione sulla complessità della giustizia e della verità.

Dopo più di venti anni, il regista riunisce la coppia Collette/Hoult, già eccezionale in About a Boy di Chris e Paul Weitz, arricchendo il cast con le notevoli presenze (tra gli altri) del già citato Chris Messina, J.K. Simmons, Kiefer Sutherland e Cedric Yarbrough. Stilisticamente impeccabile, Giurato Numero 2 mostra una regia solida ed efficace che si incastra perfettamente con una fotografia e un montaggio assolutamente funzionali e la sceneggiatura di Jonathan Abrams, viva per tutto il film. Disincantato come mai prima d’ora, Clint Eastwood richiama senza nascondersi al cinema di Sidney Lumet e William Wyler ma il nostro ha le spalle abbastanza larghe per farlo senza apparire fuori luogo e, anzi, realizza un prodotto di spessore soprattutto nella sostanza.

È facile osservare come l’autorialità del regista trovi sempre meno spazio nell’industria dell’intrattenimento mainstream, proprio come già accaduto di recente a Francis Ford Coppola, Kevin Costner o Woody Allen, solo per citarne alcuni. Il cineasta dagli occhi di ghiaccio è storicamente considerato un personaggio “non allineato”, “spigoloso”, da sempre fedele alla sua idea di cinema e che, al di là del suo credo politico, condivisibile o meno ma pur sempre legittimo, non ha mai risparmiato feroci critiche al sistema nella sua interezza, sia sociale che hollywoodiano. E queste sono caratteristiche che, soprattutto a Hollywood, si digeriscono sempre malvolentieri.

È sicuramente un caso che, dati alla mano, il film sia stato distribuito solamente in 35 delle (più o meno) 5mila sale dislocate ad oggi sul territorio statunitense, prima di “sparire” nel nulla, incanalato verso le piattaforme di streaming. Ed è ancor di più un peccato che un cineasta di assoluto livello e da sempre sensibile a tematiche dal grande impatto sociale come Clint Eastwood debba incappare in storture di questo genere, proprio in chiusura di una carriera magnifica, che non ha mai smesso di porsi e porci domande alle quali non sempre è stato facile dare delle risposte. Evviva Clint e il suo cinema!

SCHEDA TECNICA

Regia: Clint Eastwood

Genere: Drammatico, Thriller

Paese: USA

Durata: 114 min.

Con: Nicholas Hoult, Toni Collette, J.K. Simmons, Chris Messina, Kiefer Sutherland, Francesca Eastwood

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