Oppenheimer (2023), di Christopher Nolan

[…] Prometeo donò il fuoco agli uomini […] di nascosto a Zeus. Quando lo venne a sapere, Zeus ordino a Efesto di inchiodare il corpo di Prometeo sul Caucaso, che è un monte della Scizia. Per molti anni Prometeo rimase inchiodato al monte e ogni giorno un’aquila volava a divorargli i lobi del fegato, che ricrescevano durante la notte.

(Apollodoro di Atene, Biblioteca, libro 1)

Sogni, speranze, illusioni. Atomi e meccanica quantistica. Guerra, ossessioni, intrighi e tradimenti. E poi politica, tanta politica. Il nuovo film di Christopher Nolan è un turbinio di emozioni che attraversa un intreccio temporale stratificato e a tratti impegnativo per chi guarda. Oppenheimer parte forte, giocando sull’alternanza tra le scene in bianco e nero e quelle a colori, nonché su tutta una sequenza di dialoghi serrati che fagocita lo spettatore, rischiando di spaesarlo in alcuni frangenti. Il film di Nolan richiede un’importante dose di attenzione e, possibilmente, più di una visione per godere appieno di uno spettacolo che non può lasciare indifferenti.

È lo stesso regista, però, a venirci incontro e a suddividere il film in due macro fasi (denominate rispettivamente Fissione e Fusione) che non solo rappresentano lo spartiacque dell’opera stessa ma fungono anche da concreta separazione tra le due linee narrative principali. Un biopic sui generis, potremmo definirlo. Oppenheimer, infatti, non si limita a ripercorrere la vita del fisico statunitense e “padre” della bomba atomica ma anzi, è un film denso che presenta sfumature proprie di altri generi, come lo spionaggio, il legal-thriller e il puro e semplice dramma storico.

Arriva nei cinema italiani un mese dopo rispetto al resto del mondo, con tutto il carico di aspettative che è logico aspettarsi da un film del genere. Per la prima volta dal 2021, infatti, Christopher Nolan si è seduto dietro la macchina da presa senza la Warner Bros a guardargli le spalle, ma con un budget di 100 milioni di dollari messogli a disposizione dalla Universal Pictures che, proprio nel 2021, si era aggiudicata la corsa ai diritti del progetto. Girato interamente in IMAX 70mm (ah, non fomentatevi troppo, dato che, checché se ne dica, in Italia non abbiamo cinema che offrano entrambi i sistemi di proiezione), Oppenheimer mostra da subito una fotografia di grande impatto. Nolan punta ancora una volta su Hoyte van Hoytema, direttore della fotografia in Interstellar (2014), Spectre (2015), Ad Astra (2019), Tenet (2020) e Nope (2022), nonché candidato all’Oscar nel 2018 per Dunkirk, che sforna uno dei suoi migliori prodotti.

Il soggetto del film è basato sulla biografia Robert Oppenheimer, il padre della bomba atomica. Il trionfo e la tragedia di uno scienziato, scritto nel 2005 da Kai Bird e Martin J. Sherwin, mentre Jennifer Lame, già apprezzata collaboratrice di Noah Baumbach (Frances Ha, Storia di un matrimonio), Kenneth Lonergan (Manchester by the Sea), Ari Aster (Hereditary), Ryan Coogler (Black Panther: Wakanda Forever) ed Andrew Dominik (Blonde), si pone alla guida del montaggio cucendo il tutto con una maestria davvero unica.

Parliamo di un film imponente e complesso, che si conferma probabilmente come il lavoro più maturo del regista londinese, non essendo, tuttavia, privo di criticità. I forsennati stacchi temporali e i ripetuti intrecci narrativi, come anticipato in apertura di recensione, possono risultare indigesti per lo spettatore e complicati da seguire. Allo stesso modo, la sceneggiatura ondeggia talvolta tra alti e bassi, perdendo di mordente in alcune fasi. Peccati veniali, assolutamente, ma pur sempre peccati. È innegabile che uno dei pezzi forti del film sia rappresentato dal comparto audio che, tra effetti e colonna sonora, svolge un ruolo fondamentale nello scorrere delle scene. Già apprezzato in Tenet nel 2020, il duo Nolan-Göranson torna a collaborare in Oppenheimer, regalandoci attimi di puro pathos e una soundtrack da brividi che incalza lo spettatore e lo trascina in prima persona nella realizzazione dell’ordigno nucleare.

Proprio a questo riguardo, concedetemi un piccolo spoiler: la realizzazione della prima bomba atomica sembrerebbe essere il punto focale del film. Diciamo che questo è vero al 50% e il condizionale non è buttato lì per caso. A ben vedere, infatti, se tutte le vicende legate alla realizzazione fisica dell’ordigno occupano un’importante fetta delle tre ore del film, durata che, per inciso, almeno per il sottoscritto non ha rappresentato un grosso problema (come, peraltro, non dovrebbe MAI essere…), è anche vero che Oppenheimer è molto più di questo. Nel film, gli orrori della guerra non vengono mai mostrati direttamente, ma ci arrivano sempre “di rimessa”. Le radio, i bollettini, le urla e il vociare della gente, ecco che quel comparto grafico torna prepotentemente a far sentire la sua importanza. Azzeccatissima, quindi, (altro piccolo spoiler) la scelta di mostrare il momento della prima detonazione, nel più completo e assordante silenzio. L’esplosione c’è. È lì, ben visibile, abbagliante, terribile e devastante. Ma il fragore della bomba arriva solo qualche attimo dopo, travolgendo tutto quello che gli si trova di fronte.

Con la visione del film posso dire che se la gioia avesse un volto, sarebbe senza dubbio quello di Robert Downey Jr.. Finalmente lontano da film sciocchi, ruoli sciocchi, costumi sciocchi e battute sciocche, l’attore newyorkese spicca prepotentemente nel ruolo di Lewis Strauss (che non è quello delle 88 miglia all’ora…) in un’impresa non certo regalata (vista la coralità di interpreti che Nolan ha impiegato nel film), ricordandoci/si cosa significhi essere un attore. Gli applausi sono per te, Robert! Apprezzabilissima Florence Pugh in un ruolo che, tuttavia, poco aggiunge al succo della storia, mentre Gary Oldman, nella sua pur breve ma intensa apparizione, ci regala un presidente Truman tra i più odiosi che si siano mai visti. Matt Damon è pazzesco nella miglior interpretazione della sua carriera e, azzardo, dell’intera pellicola, al pari di colei che da sempre ho indicato come una delle più talentuose attrici di questa generazione. Emily Blunt si cala magnificamente nei panni di Katherine Oppenheimer, moglie del buon Robert. Un personaggio che parte in sordina, si materializza dal nulla e finisce col prendersi la scena e cannibalizzare tutto ciò che la circonda. Fenomenale.

Poco da dire, poi, sulla performance di Cillian Murpy che, alla buon’ora, può finalmente misurarsi con un ruolo da vero protagonista. Non c’è bisogno di tornare ai tempi de La ragazza con l’orecchino di perla per apprezzare le capacità attoriali dell’irlandese. Il suo è un Robert Oppenheimer ineccepibile, realistico nei suoi tormenti e assolutamente convincente. Una figura drammatica che, proprio come il Prometeo di inizio film, scopre sulla propria pelle la responsabilità di un fardello così oscuro come quello che la sua creazione è in grado di attribuirgli. Distruzione e catastrofe, follia e annientamento, si contrappongono ai pur nobili (più o meno) propositi iniziali. Un vigliacco gioco tra adulti, al prezzo irrisorio di inermi vite umane, appare alla fine così chiaro nella sua mente. “Non è per lei, è per loro”, gli ricorda l’amico e confidente Albert Einstein, portato sul grande schermo da Tom Conti. E quanto è amara la replica dello stesso Oppenheimer. “Quando sono venuto da lei con quei calcoli, pensavamo che avremmo dato il via a una reazione a catena che avrebbe distrutto il mondo. Penso che l’abbiamo fatto…”.

SCHEDA TECNICA

Regia: Christopher Nolan

Genere: Biografico, Drammatico

Paese: USA, Regno Unito

Durata: 180 min.

Con: Cillian Murphy, Emily Blunt, Matt Damon, Robert Downey Jr., Florence Pugh, Josh Hartnett, Casey Affleck, Rami Malek, Kenneth Branagh

Votazione: 8,5/10

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