Che cosa sono le nuvole? (1968), di Pier Paolo Pasolini

«Ah, straziante, meravigliosa bellezza del Creato!».

È Totò che, occhi persi nel cielo, svela allo spettatore il senso di Che cosa sono le nuvole?: la verità e la bellezza non vivono tra le quinte di un palcoscenico ma nell’istante in cui l’occhio si apre al reale, cosi che anche una discarica può farsi luogo di meraviglia. Il film nasce come segmento breve di Capriccio all’italiana, una pellicola a episodi prodotta da Dino De Laurentiis che, nel complesso, appare in vero piuttosto debole e sconclusionata, mancando di un vero e proprio filo conduttore. Tuttavia, il poetico intervento di Pier Paolo Pasolini rappresenta il vertice assoluto dell’opera e si fa forte della magnifica presenza di un Totò che, già presente in altri episodi e al tramonto della sua attività (e reso, ormai, quasi ipovedente dalla malattia che lo tormentava da anni, tanto che non avrà mai modo di visionare l’opera compiuta), incarna insieme la potenza tragica e la fragilità dell’uomo.

Il regista ambienta la sua visione in un teatro marginale, dove un Otello eccentrico e grottesco prende corpo attraverso marionette in carne e ossa. Come burattini sospinti da fili invisibili, Totò, Ninetto Davoli, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Adriana Asti, Laura Betti e Carlo Pisacane impersonificano l’allegoria dell’uomo moderno: convinto di muoversi liberamente ma, nella realtà dei fatti, imprigionato nella maschera che la società gli impone. Dalla platea, un pubblico volgare e chiassoso rumoreggia, ride, sberleffa gli attori, incapace di vedere la tragedia e, anzi, arrivando a consumare lo spettacolo quasi fosse un intrattenimento dozzinale.

È in questo frangente che, critico e feroce, lo sguardo pasoliniano inquadra il degrado dell’arte nonché quello dell’essere umano, ridotto ormai a mera caricatura di sé stesso. In una sorta di abbrutimento farsesco e ridotto a burattino, quest’ultimo recita il proprio destino senza esserne consapevole. «Ma perché dovemo esse così diversi da come se credemo? Perché?», s’interroga, allora, Ninetto Davoli. E la risposta di Totò, consumato burattino da mille e una commedia, risuona amara ma inevitabile: «Eh, figlio mio. Noi siamo in un sogno, dentro un sogno».

Si giunge, così, al termine della rappresentazione. Quando cala il sipario e sul palco non resta che il silenzio, le marionette ormai esaurite vengono scartate e gettate tra i rifiuti come oggetti inutili. L’impossibile diventa, allora, possibile: finiti nella discarica, i due protagonisti principali (interpretai da Totò e Ninetto Davoli) alzano gli occhi verso al cielo e scoprono le nuvole. Si strappa, così, il velo della finzione e i due, per la prima volta, vedono svelata la bellezza autentica, nuda, semplice e irraggiungibile. Da cimitero delle forme inutili, la discarica assurge ad altare di salvezza, grazia e redenzione.

Ad accompagnarli nel viaggio dell’artificio e della scoperta, è la voce di Domenico Modugno che, nei panni der monnezzaro, intona la struggente ballata Cosa sono le nuvole (scritta da Pasolini stesso) e trafigge la scena dando voce al cielo come un soffio d’aria, tra malinconia e stupore. È il momento in cui le nuvole prendono forma e vita. Ed è proprio la loro bellezza, effimera e struggente, a ricordarci l’enigma del reale.

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SCHEDA TECNICA

Regia: Pier Paolo Pasolini

Genere: Drammatico, Grottesco

Paese: Italia

Durata: 20 min.

Con: Totò, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Ninetto Davoli, Laura Betti, Adriana Asti, Domenico Modugno

Distribuzione in italiano: Euro International Films

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STAZIONE CINEMA © Riproduzione riservata

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