Questo è un pensiero che ho scritto qualche anno fa, di getto, per raccontare quello che è stato il mio primo approccio al cinema di Quentin Tarantino. Non c’entra granché col Tarantino regista ma descrive esattamente com’è avvenuto quell’incontro.
Prendete una notte di anni e anni fa, di quelle in cui non riesci a prendere sonno. E allora, pigramente, quasi svogliato, cosa è che fai? Accendi il televisore nella speranza che, questo benedetto sonno, prima o poi, venga a farti visita. Ti sintonizzi su di un canale qualsiasi e prendi a vedere un film di cui non sai assolutamente nulla. Non conosci il titolo né il genere, gli interpreti o il regista. Ma, ormai, hai iniziato a vederlo e non puoi tirarti indietro. Anche perché, scena dopo scena, sullo schermo passano Christian Slater, Patricia Arquette, Gary Oldman, Christopher Walken, Dennis Hopper e James Gandolfini. Ah, ci sono anche Brad Pitt e Val Kilmer.
Sei giovane e il cinema sta iniziando seriamente ad entrare nella tua vita (anche se in casa tua, i film li hai sempre visti) e, probabilmente, quegli attori non li conosci nemmeno tutti. Si parla di cinema, di musica, di fumetti, di arti marziali, di Elvis Presley e di gangster. Il tutto ha qualcosa di assurdo ma ti piace e da quel film proprio non riesci a staccarti. Ancora di più, sono i dialoghi ad appassionarti. Sono surreali, incalzanti, ma così dannatamente concreti e tangibili. Ne sei così affascinato che il giorno dopo cerchi tutte le informazioni possibili su quel film. Il regista? Ah Tony Scott, quello di Top Gun. Grande! Ma chi lo scritto? E la sceneggiatura di chi è? Perché è lei che ti ha costretto a fare le ore piccole facendoti saltare un giorno di scuola l’indomani. Ah, sì: la sceneggiatura è di un tizio con un nome assurdo. Ma sarà italiano? Americano? Boh… secondo me metà e metà. Mai sentito, fino a quel momento.
Eppure quel nome lo troverai e ritroverai. E quel tizio lì, con quel nome buffo, mezzo americano e mezzo italiano, ti piacerà sempre di più. Come regista, certamente. Ma ancora di più come sceneggiatore, perché è proprio in quella veste che, al contrario di quello che dicono tanti altri, quel tizio col nome strano, mezzo americano e mezzo italiano, brilla e illumina Hollywood. Il film era True Romance, arrivato in Italia col titolo di Una vita al massimo e quello sceneggiatore dal nome particolare, mezzo americano e mezzo italiano è Quentin Tarantino. E ogni volta che lo sentirai, quel nome, ti tornerà in mente quel film.
I suoi compleanni li festeggerò sempre così, guardando True Romance ancora una volta e ripensando a quello sceneggiatura che mi ha fatto appassionare al cinema.
PS: Questo scritto andrebbe letto col meraviglioso brano di Hans Zimmer in sottofondo.
Per comodità, ve lo lascio qui sotto. È così che tutto è nato.
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