Non c’è dubbio che il classico letterario di Charles Dickens, oltre a essere un capolavoro di scrittura, abbia saputo plasmare la percezione di questo evocativo periodo dell’anno in diverse generazioni di lettori. Canto di Natale è prima ancora che un classico senza tempo e una meravigliosa icona del Natale, una forte presa di posizione contro la società dell’epoca, incentrata sullo sfruttamento dei lavoratori e minorile. Pubblicato il 19 dicembre del 1843, il suo messaggio è tutt’oggi forte, chiaro e straordinariamente attuale (nonché rivoluzionario) nel sottolineare la naturale sovrapposizione tra povertà, miseria e ignoranza. Cinema e televisione ne hanno proposto decine e decine di adattamenti, amplificandone di fatto la portata nell’immaginario collettivo.
Ho pensato quindi ad alcune delle trasposizioni principali a cui sono più affezionato, in ordine cronologico:
- A Christmas Carol (1938 di Edwin L. Marin): uno dei primi adattamenti sonori, semplice e con toni sicuramente più leggeri rispetto al romanzo, regala una visione tradizionale ma meno cupa della storia. Pensato appositamente per le famiglie, ottenne un incredibile successo su scala internazionale e fu riproposto sia in VHS nel 1991 che in DVD nel 2005;
- Lo schiavo dell’oro (1951 di Brian Desmond Hurst): interpretato magistralmente da Alastair Sim nei panni di Ebenezer Scrooge, è tutt’oggi considerato il miglior adattamento classico in quanto profondo e fedele al tono gotico del romanzo e sfrutta a pieno le interpretazioni degli interpreti;
- A Christmas Carol (1971 di Richard Williams): è un cortometraggio animato vincitore dell’Oscar, con una straordinaria atmosfera gotica e delle animazioni molto ben realizzate. Fu trasmesso in TV il 21 dicembre del 1971 dalla ABC per poi essere successivamente distribuito anche nei cinema ed è una trasposizione a cui sono molto legato poiché è con questa che ho “scoperto” il racconto di Dickens;
- Canto di Natale di Topolino (1983 di Burny Mattinson): questa è una delle trasposizioni che incarna al meglio le atmosfere e lo spirito del racconto originale, oltre ad essere una delle versioni più amate ed emozionanti di sempre. I personaggi Disney sono perfettamente aderenti a quelli descritti da Dickens ma d’altronde non è un caso che, nel 1947, Carl Barks abbia scelto il nome di Scrooge McDuck per quello che noi conosciamo come Paperon de’ Paperoni;
- S.O.S. Fantasmi (1988 di Richard Donner): dopo Superman, Ladyhawke e I Goonies, il regista americano si misura col classico di Dickens, regalandoci un’indimenticabile rilettura in chiave moderna, condita da qualche sfumatura fantastica e horror, e un Bill Murray in grande spolvero. Iconici i tre spiriti del Natale;
- A Christmas Carol (2009 di Robert Zemeckis): dopo aver prestato il volto al Grinch di Ron Howard, Jim Carrey torna a misurarsi col Natale (stavolta nei panni dell’avaro Scrooge), in un’opera che sfrutta a pieno tutte le potenzialità della motion pictures, tecnica assolutamente innovativa per l’epoca, in una perfetta unione tra CGI e performance capture. Un’opera visivamente impeccabile, musicalmente forte di un ispirato Alan Silvestri e che dona al racconto di Dickens, una veste grafica totalmente nuova;
- Dickens – L’uomo che inventò il Natale (2017 di Bharat Nalluri): unico titolo della lista a non essere un vero e proprio adattamento bensì una narrazione della genesi del racconto. Dan Stevens si cala ottimamente nei panni dello scrittore britannico, raccontandone successi, cadute, angosce, tormenti e dubbi. Un modo interessantissimo per conoscere meglio la figura di Charles Dickens.
Da parte mia, non resta che augurarvi un meraviglioso Natale!
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