Dieci anni dopo Dracula 3D, Dario Argento torna a far cinema col thriller poliziesco Occhiali neri: un’opera la cui produzione è risultata da subito piuttosto travagliata, considerando l’uscita del film originariamente prevista per i primi anni del 2000, slittata a ridosso della pandemia e, di nuovo, posticipata al 2022. Si parte tutto sommato bene, con spunti anche interessanti, una fotografia e una regia di tutto rispetto e una colonna sonora accattivante, marchio di fabbrica del regista romano. Poi gli occhiali neri sono quelli che uno spettatore dovrebbe indossare per evitarsi uno strazio immeritato, frutto di una trama ondivaga, tutt’altro che originale e poco credibile che, tra alti e bassi (più bassi che alti, in realtà), si perde in un limbo senza via d’uscita. Certamente è un’opera di gran lunga superiore rispetto ad alcuni dei suoi ultimi lavori ma ciò non basta a far saltare di gioia gli appassionati.
Anche la sceneggiatura inizia sfilacciarsi e i personaggi a perdere di profondità e caratterizzazione, tanto da rendere complicato trovare una vera collocazione di genere alla pellicola. Si fatica anche, almeno per quella che è opinione personale, ad arrivare alla fine del film tenendo alta la soglia dell’attenzione. Seguono urla sconclusionate, situazioni che definire forzate sarebbe una forzatura essa stessa e una continua ricerca di quelle atmosfere che si vivevano una volta e che ora, ahimè, appaiono del tutto perse. Personalmente non amo ed evito accuratamente ogni genere di stroncatura ma, nel caso specifico, diventa impegnativo trovare qualcosa di salvabile ed è davvero un peccato, visto e considerato che le aspettative – e soprattutto le speranze – c’erano ed erano anche alte.
Il binomio bambino/non vedente è stato ampiamente sfruttato ne Il gatto a nove code ma lì eravamo su di un altro pianeta e Dario Argento era il regista che terrorizzava intere generazioni coi suoi incubi. Il dialogato non è ottimale, così come le prove attoriali, in primis quella della protagonista Ilenia Pastorelli che, in più di un’occasione, si fatica a comprendere. Interessante, invece Asia Argento che, in un ruolo assai pacato e al di sotto degli eccessi a cui ci ha spesso abituati, si mostra a suo agio e offre doti recitative apprezzabili e che omaggiano, volente o nolente, una Daria Nicolodi d’annata. D’altronde il sangue è quello.
Un serial killer furgonato che sperona qualsiasi cosa gli inchiodi davanti non è sufficiente a strutturare il pathos necessario. Il problema è che nel film non c’è ansia, mistero, paura e tutto quello che aveva reso innovativi – perché Dario Argento innovativo lo è stato davvero – e immortali, opere come L’uccello dalle piume di cristallo, Quattro mosche di velluto grigio, Profondo Rosso, Suspiria, Tenebre e Phenomena.
Il tempo passa inesorabile e il Maestro del brivido pare aver perso quello smalto che lo aveva reso un’icona nel suo genere. Non gliene facciano una colpa, però, quegli appassionati che per anni l’hanno sostenuto – a ragione – poiché sarebbe davvero ingiusto. Dario Argento è un cineasta che merita il più immenso rispetto e la cui figura va oltre qualche flop inanellato negli ultimi anni di una grandiosa carriera. Attenzione, non parliamo certo di un capolavoro ma il trattamento che critica e soprattutto pubblico – vedasi l’incasso irrisorio a fronte dei costi di produzione sostenuti – hanno riservato a Occhiali neri appare piuttosto ingeneroso, se non altro per ciò che Dario Argento ha rappresentato per il cinema italiano.
SCHEDA TECNICA
Regia: Dario Argento
Genere: Thriller, Poliziesco, Giallo
Paese: Italia, Francia
Durata: 90 min.
Con: Ilenia Pastorelli, Asia Argento, Andrea Gherpelli, Xinyu Zhang, Mario Pirrello
Votazione: 5/10
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